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La nascita di un progetto di produzione

materiali del workshop tenutosi a erbaleforum / FLORMART  giovedì 26 settembre 2019

La coltivazione delle piante officinali è prospettiva che affascina molti giovani imprenditori agricoli, e può rappresentare un’interessante diversificazione nell’ambito dell’impresa agricola multifunzionale. Ma cosa bisogna conoscere della filiera per impegnarsi in questo settore? E poi, quando le officinali entrano nell’azienda agricola, come bisogna organizzarsi? Infine, come gestire gli aspetti etici e di sostenibilità legati a queste produzioni?

I modelli aziendali che caratterizzano il settore produttivo del comparto officinale italiano: organizzazione e struttura, tipologie di prodotti e differente approccio al mercato. Una attività a buon redditività, ma richiede specializzazione dell’azienda, capacità di investimenti, anche a medio termine, versatilità dell’imprenditore per la gestione della fase commerciale.

 

Andrea Primavera, agronomo, consulente è presidente della F.I.P.P.O. Federazione Italiana Produttori Piante Officinali.

Un impresa non può affrontare un progetto di produzione di piante officinali senza avere effettuato una accurata valutazione della possibilità di caratterizzare il proprio prodotto rispetto alla concorrenza. Come le altre “colture minori” le officinali possono esprimere un notevole potenziale economico attraverso la ricerca e la valorizzazione delle caratteristiche specifiche di una determinata specie o derivato legate al territorio d’origine alla tipicità (fino alla caratterizzazione del chemiotipo), e alle capacità dei produttori di rappresentare questa qualità sul mercato.

Giovanni Minuto, agronomo, è direttore del CERSAA di Albenga, Centro Sperimentazione e Assistenza Agricola della CCIAA Savona

 

Caratteristiche e prezzo non sono più gli unici parametri che i consumatori considerano, una importanza sempre maggiore assumono i criteri che guidano la produzione nella ricerca della sostenibilità e della salvaguardia del territorio, delle risorse naturali, dei rapporti umani e con le altre forme di vita. Le certificazioni di processo possono essere uno strumento competitivo eccezionale, che garantisce l’utente finale rispetto all’applicazione di questi criteri e che contribuisce alla diffusione di standard e regolamenti che concorrono alla crescita della sostenibilità nel nostro modello di sviluppo.

Fabrizio Piva, agronomo, è amministratore delegato CCPB srl di Bologna, uno dei principali organismi italiani di ispezione e certificazione, da sempre impegnato nella certificazione di processi e prodotti ispirati all’ecosostenibilità.